girls&boys

Il party aziendale. Un party il cui titolo è trans-form yourself.

Mica cazzi, o forse, proprio quelli… il titolo è esplicativo. La colonna sonora Girls&Boys dei Blur. Got it, devo mettere i pantaloni e cravatta, e direi che con tutto questo so dare del mio meglio (comprovato. Scene hot con cravatte slacciate e fascia da smoking già pervenute) Ma la domanda è: posso comunque mettere i tacchi?

 

E questo mi fa pensare a quella volta in cui al Plastic, alle 3 di notte circa, nel bagno delle donne, incontrai un ragazzo, che chiamerò Marco perché francamente non ne ricordavo il nome già dal secondo due di quell’incontro. Insomma, Marco era un tipo alle prese con una svolta nella sua vita. Era la prima sera che si trans-formava.

Aveva delle evidentissime difficoltà con il collant, che non riusciva a tirare su e per questo gli cascava poco sopra le ginocchia, e un problema di “spazio” nello slippino che aveva indossato. Per non parlare dei tacchi: vertiginosi alla sua prima volta. Voglio dire, c’è un motivo se si dice che la prima volta deve avvenire con qualcuno di cui ti fidi, non correre: non si può mica pretendere una prestazione da pornostar, e “non correre” è proprio il suggerimento più prezioso. In definitiva l’idea di un tacco 12 non è stata brillante. Una brutta scena. Uno scempio di uomo…e di donna.

Gli dico “Marco, prendi appunti: vai sempre di autoreggente.”

E lui “Dici? Cazzo, fra l’altro un prurito ‘sti cosi. E poi guarda, ho già la barba che ricresce. E ‘sto fondotinta si sta squagliando, e il mascara non regge…”

E io “Di’ la verità, hai passato più tempo in bagno stasera che al bar, non è così?”

Marco “Si. Non ce la faccio più. Ho anche perso quelle stronze delle mie “amiche” che saranno a limonare con qualcuno”

E io “1 regola: un’amica non si molla mai, tranne che per l’uomo della vita. Che al Plastic diventa chiunque ti si limoni dopo le 3. A proposito, il trucco: è tutto sbagliato. Non ne hai azzeccata una stasera”

Il tipo con due facce (perché una, il primo strato, gli si stava letteralmente staccando via) mi guarda sconsolato “Ho passato 3 ore a sistemare la parrucca. Che fra l’altro è di un colore che mi sbatte. Odio queste scarpe, mi fanno morire, e la gonna è troppo corta, mi sento nuda. E questi slippini vorrei strapparmeli via a morsi”

E io orgogliosa come una mamma al matrimonio della figlia “Ah, ecco, ora parli come una donna”

“Davvero? Vuoi vedere una cosa? Ho messo il portafogli nelle mutande così se uno si avvicina, e sai com’è.. mette una mano.. non si accorge che..”

“Tu credi? Pensi che qualcuno non si accorga che..? e comunque, sorella, ti credo sulla parola, metti via”

 

Ho lasciato Marco a rimirarsi nello specchio. Tentando di aggiustare quì e lì, tirare su le calze, rimettere il rimmel.

Un disastro su tutta la linea.

Era la sua prima incursione nel pianeta donna, con tacchi, mini, trucco e tutto il resto… e se la cavava malissimo.

Le sue amiche, due tizi alti un metro e 90 + 12 cm di tacco e plateau, con pelliccia e parrucca invece erano splendidi.. splendide. Due regine della lacca.

Ancheggiavano mica da ridere e avevano uno stuolo di corteggiatori le cui sembianze ricordo solo sbiaditamente (perchè comunque erano le 6 del mattino, ed ero allegrotta anche io)

Così alle luci dell’alba in una Milano che di dormire non ci pensava nemmeno, mi avviavo verso la stazione dei taxi.

E sento una voce urlare in falsetto il mio nome. Era Marco, che usciva dal locale zoppicando sui sandali e tirando su il collant. Mi salutava a gran voce muovendo la borsa. Ed ecco fatto: una macchina si ferma. Lo abbordano. Lui dice “no, scusate, no, è la mia prima volta. Scusate devo andare”

E si avvia, cercando di correre come può verso le sue amiche, già lontane qualche decina di metri. Aspettatemi, ragazze, aspettatemi.

E poi la scena più bella di tutte: smette il falsetto, toglie le scarpe e inizia l’andatura da calciatore “ma vaffanculo, ‘ste due grandissime troie.”

 

Eccolo li, Marco, che è un uomo e non potrà mai essere altro!

Chissà, magari era anche carino…

Magari lo ritrovo alla festa aziendale. Magari è il tipo della scrivania accanto, che effettivamente, ora che lo guardo bene…

Text tagged as: